L'amicizia non è mai terra straniera

cavaliere

«Avevo sedici anni e una certezza: andare in Svizzera per diventare un bravo professionista nel settore edile» inizia così la storia di Beppe Cavaliere, Capocantiere Vanoncini, un professionista che all’estero ha passato oltre vent’anni di vita vera.

Cosa ricordi dei tuoi primi anni all’estero?
Da Salerno ho raggiunto alcuni compaesani, vicino Zurigo.
Ho trovato subito lavoro in un’impresa edile: ricordo ancora che raggiungevo i cantieri in bicicletta (non avevo ancora la patente!) e avevo preso in affitto un piccolo monolocale.
Per un anno, ho lasciato la valigia vicino alla porta: volevo essere certo che se non mi fossi trovato bene, sarebbero bastati cinque minuti per andarmene.
E invece, nonostante io fossi giovane e nonostante imparare una nuova lingua non fosse facile, ci ho messo davvero poco a trovare moltissimi amici.
Ripensandoci, la mia è una vita trascorsa con gli amici, oggi come allora.
In Svizzera c’erano tanti giovani emigranti come me: nessuno di noi sapeva cucinare o tenere in ordine la casa ma ci aiutavamo, c’erano una complicità e uno spirito di gruppo che non dimenticherò mai.
Anche oggi, con i miei colleghi, ricerco quella complicità e quel benessere che è possibile solo tra persone che si comprendono profondamente.

Cosa hai imparato professionalmente in quegli anni?
Sono stato nove anni in Svizzera e altri quattordici in Germania.Non vorrei parlare per luoghi comuni ma devo essere sincero: lì c’è davvero un grande senso di serietà, precisione, organizzazione. L’edilizia è trattata come una scienza medica: ogni necessità ha una risposta concreta, rigorosa. L’approccio scientifico e meticoloso sono gli aspetti che più mi sono rimasti addosso da questa esperienza.

Quando hai conosciuto il sistema a secco?
In Svizzera e in Germania il sistema a secco è conosciuto da decenni. Fin dai miei primi cantieri mi sono cimentato in diverse tecniche a secco. Inoltre, le basse temperature durante tutte le stagioni rendono indispensabile in quei luoghi una grande attenzione all’isolamento termico. Concetti come sistema a secco, cappotto termico e isolamento termico lì sono normalità, non certo eccezione.

Ogni anno sei chiamato dalla Scuola Edile di Bergamo come istruttore sui sistemi a secco. Come ti trovi nelle veste di insegnante?
Mi piace moltissimo interagire con i ragazzi. Soprattutto mi piace vedere occhi curiosi e desiderosi di imparare. Sono padre di due figli ventenni: so molto bene che oggi la formazione è fondamentale per il loro futuro.

Quando e come hai conosciuto Vanoncini?
Ugo Mastroianni, grande amico e mio compaesano (ha condiviso con me tanti anni all’estero) un giorno mi ha annunciato il suo rientro in Italia proprio per lavorare in Vanoncini.Da qui è scaturita la curiosità per questa azienda.
Nel 2002 ho deciso di presentarmi in Vanoncini e la prima persona che ho incontrato è stata proprio Danilo Dadda (l’A.D., ndr).
Ricordo subito di aver percepito una grande sintonia, la stessa che ci anima ancora oggi, dopo tanti anni.

Sei un uomo che ha molto a cuore l’amicizia. Hai amici in Vanoncini?
Moltissimi. Ovviamente Ugo Mastroianni, il fautore del mio incontro con Vanoncini.
Un giovanissimo ingegnere del Politecnico, Mirko Berizzi (oggi Direttore Tecnico Vanoncini), ha affrontato come me i suoi primi cantieri.
Paolo Todeschini, Tecnico di cantiere, ha mosso i suoi primi passi professionali sotto i miei occhi.
E poi Micheal Biffi, oggi un promettente capocantiere Vanoncini, che considero come un figlio.
In generale ritengo la relazione umana il perno di tutto ciò che funziona bene: fuori e dentro un'azienda.
Non gradisco telefoni e computer, per me ancora oggi le cose si dicono subito e in faccia, solo così si mantengono relazioni durature e proficue.
Sono stato Responsabile della Sicurezza sui cantieri per otto anni: so bene che il benessere dei miei colleghi è priorità assoluta.

Svizzera, Germania, Mapello. Ma alla tua Salerno ci pensi mai?
Il legame con la mia terra è fortissimo. Ho una casa dove trascorro tutte le mie vacanze. E mia moglie da poco ha aperto una piccola bottega a Brembate Sopra. Si chiama “Sapori del Cilento” e offre prelibatezze della mia terra. Avere radici profonde permette di volare sempre più in alto: è questo che cerco di insegnare ai miei figli ogni giorno.