Sistemi a secco e sostenibilità: perché scegliere struttura e rivestimento

Perché i sistemi a secco sono considerati sostenibili?

I sistemi a secco sono considerati sostenibili perché eliminano l'acqua e le lavorazioni umide dal processo costruttivo, e — a differenza della muratura tradizionale — permettono di separare i materiali a fine vita anziché demolirli in blocco unico. Non è un singolo vantaggio, ma un effetto a catena: meno acqua in cantiere, meno rifiuti misti, più possibilità di riciclo.

“Edificare senza l'utilizzo di acqua nel processo di assemblaggio, stratificando materiali su un telaio resistente interno: questo è il segreto del sistema a secco"

Il sistema di riferimento è la Struttura/Rivestimento (S/R): un'orditura portante in legno o metallo — — rivestita da lastre e pannelli — — con un'intercapedine che ospita impianti e materiali isolanti Quanta acqua si risparmia costruendo a secco?

Il settore edile nel suo complesso è responsabile di circa il 15% del consumo mondiale di acqua dolce (World Green Building Council), con un fabbisogno stimato tra 500 e 3.500 litri per metro quadrato costruito nei metodi tradizionali, dovuto principalmente a malte, intonaci e getti in calcestruzzo. Il sistema a secco elimina quasi del tutto questa componente: l'assemblaggio meccanico di lastre e profili non richiede impasti né tempi di asciugatura.

Un'attenta progettazione preliminare, l'utilizzo di materiale prefinito e il rigore delle fasi di montaggio sul cantiere compiono una rivoluzione concettuale di enorme portata: il cantiere diventa ingegnerizzato e, proprio per questo, diviene possibile calcolare in anticipo costi e tempi di realizzazione dell'immobile, oltre ai suoi consumi energetici futuri.

Cosa succede a un edificio a secco quando arriva a fine vita?

Può essere smontato invece che demolito. È la differenza più rilevante rispetto alla muratura tradizionale, dove demolire significa produrre un unico cumulo di macerie miste. Un edificio realizzato con sistema S/R può essere disassemblato, e smaltito in modo selettivo, facilitando il riciclo dei materiali secondo la loro composizione.

Il livello di dettaglio a cui può arrivare questa separazione riguarda anche il componente più difficile da recuperare nella demolizione tradizionale. 

Nel caso in cui una struttura costruita con sistema Struttura/Rivestimento debba essere demolita, è possibile riciclare la quasi totalità dei materiali utilizzati in fase di costruzione: la struttura metallica, gli isolanti in fibra, persino il gesso delle lastre può essere separato e riutilizzato per creare altri manufatti.

È il principio che oggi i progettisti chiamano design for disassembly: progettare un edificio prevedendo, fin dall'inizio, come dovrà essere smontato. Il sistema a secco lo applica da decenni, prima ancora che il termine entrasse nel vocabolario tecnico corrente.

Perché la disassemblabilità conta anche per gli appalti pubblici

La possibilità di separare i materiali a fine vita non è solo un tema ambientale astratto: è un criterio esplicito del decreto CAM edilizia (D.M. Ambiente n. 256 del 23 giugno 2022, in vigore dal 4 dicembre 2022), che per le nuove costruzioni richiede che almeno il **70% in peso** dei componenti edilizi e degli elementi prefabbricati utilizzati sia disassemblabile. Un sistema costruttivo pensato per essere smontato, anziché demolito, risponde per costruzione a un requisito che la muratura tradizionale non può soddisfare nello stesso modo.

L'approfondimento sulle certificazioni ambientali degli edifici, LEED, BREEAM e criteri CAM spiega nel dettaglio come i sistemi costruttivi incidono sui punteggi di certificazione, inclusi i crediti legati ai materiali e alla gestione dei rifiuti da cantiere.

Cantiere pulito: meno polvere, meno scarti, meno tempi

Un cantiere a secco produce un volume di scarti molto inferiore rispetto a un cantiere tradizionale, perché i componenti vengono assemblati per giunzione meccanica, non tagliati o mescolati sul posto. 

In un cantiere in cui le parti sono assemblate, si produce meno polvere, meno materiali di scarto e i consumi sono contenuti.

A questo si somma il vantaggio dei tempi: l'assenza di tempi di asciugatura tipici delle lavorazioni a umido consente, secondo le stime di Imperadori, un risparmio di 6-8 mesi di cantiere rispetto a un cantiere tradizionale di pari dimensioni. Un cantiere più breve significa anche minore consumo energetico complessivo del sito e minore impatto sul contesto urbano circostante.

I materiali del sistema a secco sono davvero riciclabili?

Sì, ma è una distinzione da fare con precisione: riciclabile significa che il materiale può essere recuperato a fine vita; riciclato significa che quel recupero è già avvenuto e il materiale contiene una quota di seconda vita. I due concetti non vanno confusi, ed è un errore comune nella comunicazione del settore.

Struttura metallica, isolanti in fibra e lastre in gesso rivestito sono, per composizione, materiali riciclabili. La guida dedicata ai materiali per l'edilizia green e alla riciclabilità del cartongesso approfondisce nel dettaglio quali materiali del sistema a secco sono oggi anche effettivamente riciclati, e su quali manca ancora una filiera strutturata.

In sintesi

I sistemi a secco traducono in pratica di cantiere i principi che l'edilizia sostenibile richiede: pochissima acqua impiegata, un peso strutturale che è una frazione di quello della muratura tradizionale, tempi di cantiere ridotti e — soprattutto — la possibilità concreta di smontare anziché demolire. 

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FAQ

Perché il sistema a secco è considerato sostenibile? Perché elimina le lavorazioni a umido, e permette di separare i materiali a fine vita anziché demolirli in blocco unico, facilitandone il riciclo.

Quanta acqua si risparmia con la costruzione a secco rispetto a quella tradizionale? La muratura tradizionale richiede tra 500 e 3.500 litri d'acqua per metro quadrato costruito, principalmente per malte e getti. Il sistema a secco, che non prevede impasti, elimina quasi del tutto questo consumo.

Il cartongesso e i materiali a secco sono riciclabili? Struttura metallica, isolanti in fibra e lastre in gesso rivestito sono riciclabili per composizione. La quota di materiale effettivamente riciclato dipende dalla filiera di recupero disponibile sul territorio.