L'edilizia ai tempi dei Big Data

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Nell’epoca della rivoluzione digitale anche le costruzioni devono fare i conti con i Big Data. Una moltitudine di informazioni, utili in ogni fase della progettazione, che vanno gestite, interpretate, messe in comunicazione in una logica di interoperabilità. Ed è quanto consente il Bim (Building Information Modeling), una vera «rivoluzione copernicana» secondo Marco Imperadori, professore ordinario di Progettazione e Innovazione Tecnologica al Politecnico di Milano, da cui non è più possibile tornare indietro.

Professore, perché il Bim è così importante?

Il Bim è una rivoluzione copernicana, una metodologia ormai inevitabile, un po’ come quando si è passati dal tecnigrafo a cad. Non si confonda, però, il Bim con il software. Il Bim non è un software, è una metodologia di lavoro che permette di gestire in maniera integrata tutte  le informazioni utili in ogni fase della progettazione, a diversi livelli. Si tratta, quindi, di creare piattaforme in grado di progettare, gestire multidati e interpretarli. Come professore universitario, e prima anche come professionista, ho subito guardato al Bim con molta attenzione, grazie anche alla collaborazione con uno dei più grandi esperti del settore come Andrea Vanossi, Bim manager di cmb, l’impresa che si è occupata della costruzione delle torri Hadid e Liebeskind di CityLife, a Milano, e che si è strutturata con anticipo su questo tema.

A quali progetti avete lavorato insieme?

Proprio con Andrea Vanossi qualche anno fa abbiamo affiancato l’impresa Vanoncini in un progetto sperimentale su un edificio bifamiliare di tre piani a Bergamo (Maison Verte). Con gli studenti tesisti di Ingegneria Edile- Architettura abbiamo simulato il Bim su piccola scala con un protocollo all’avanguardia, che utilizzava in maniera sperimentale il software Solibri Model Checker di Harpaceas per evidenziare il cosiddetto clash detection, cioè le interferenze tra i dati strutturali e impiantistici. 

Con questo progetto, in occasione del Bim&Digital Award, Vanoncini ha vinto nel 2017 il Premio per la digitalizzazione dell’ambiente costruito, come migliore edificio di piccola scala che applica il Bim.

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